Ernie J. Zelinsky, nel suo originale e divertente libro
L’Arte di Non Lavorare (edizioni PAN), introduce e descrive un concetto molto importante nella organizzazione e strutturazione deliberata della propria realtà personale.
Il fulcro di questo concetto è il seguente: un essere umano che desidera organizzare armoniosamente la propria esistenza, e creare deliberatamente una realtà che lo renda felice,
deve prestare attenzione a tre aree ben precise della sua vita, sintetizzate nella immagine sotto riportata, e costruire entità funzionali che si relazionino costruttivamente ed armoniosamente con esse.
Stiamo parlando di
Struttura, Scopo e Senso della Comunità.
La Struttura rappresenta l'organizzazione temporale e funzionale delle nostre attività, cioè a dire quali azioni facciamo, quando e perchè le facciamo.
Lo Scopo rappresenta la nostra direzione, la verticalizzazione delle nostre azioni, cioè della nostra Struttura. Lo Scopo è un concetto dai mille volti, di delicata comprensione.
Il Senso della Comunità rappresenta la nostra interazione con la Vita, e dunque anche con gli altri esseri umani nostri compagni. Una interazione che può non essere strettamente legata alla nostra Struttura ed al nostro Scopo, ma che è in ogni caso vitale per apportarci quella felicità che è condizione basilare di una realtà soddisfacente. Non è possibile creare realtà funzionali che prescindano del tutto una interazione con la Vita. Come potrebbe essere possibile ? Noi siamo la Vita.
Queste tre aree di azione, Struttura, Scopo e Senso della Comunità, hanno una interessante correlazione, e trovano una eco non casuale, con il senso di una preghiera buddhista molto conosciuta,
la Preghiera del Rifugio. Essa cita:
Nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha
prendo rifugio fino all'Illuminazione.
Con la pratica della generosità
e delle altre perfezioni
possa io ottenere lo stato di Buddha
per il bene di tutti gli esseri!
Buddha, il Risvegliato, non poteva non essere consapevole della necessità, per gli esseri viventi diretti verso l'Illuminazione, di
robusti sostegni al loro cammino. Ma dato che tutti gli esseri viventi senza distinzione sono diretti verso l'Illuminazione, appare evidente che
questi sostegni sono in qualche modo patrimonio comune, eredità a disposizione di tutti gli esseri, non solo di quelli che hanno organizzato la propria realtà in monasteri o eremi, alla ricerca di un gioiello che in ogni caso non potranno mai fallire di trovare.
Che cosa è il Dharma ?
Il Dharma è la Via, il cammino che porta all'Illuminazione, ad essere un Buddha, un risvegliato. Il corpo degli insegnamenti che vanno a costruire la morale e la filosofia personale di un essere vivente, la sua bussola,
il suo sistema di valori e credenze, personale e sempre più espressione della propria unicità, in un quadro interconnesso e pienamente integrato con tutte le Manifestazioni dell’Infinito.
Il Dharma, dunque, non è altro che la Struttura e lo Scopo integrati insieme, cioè a dire una struttura deliberatamente rivolta ad uno scopo. A prescindere dal significato delle parole, del tutto irrilevante, ciò che conta qui è un importante parallelo:
Struttura e Scopo sono elementi fondamentali nella creazione della propria realtà, di qualsiasi tipo essa sia. Non esistono leggi valide per una cosa e non valide in un'altro contesto: se sono leggi naturali, esse sono valide dal quanto alle Galassie. Dunque,
occorre organizzare la propria esistenza attorno ad una struttura che sia funzionale ad uno scopo: non facendo questo,
le azioni non saranno funzionali a nulla e lo scopo sarà impostato automaticamente a nessuno scopo, che è anch'esso uno scopo, tra i più pericolosi.
Che cosa è lo Shanga ?
Shanga, nel canone buddhista tibetano,
è l'insieme dei maestri e degli altri esseri umani che sostengono la via del discepolo verso la sua Illuminazione, il suo riferimento, la sua comunità, che lo soccorre nei momenti di difficoltà e gioisce delle sue realizzazioni.
Shanga, dunque, è la Comunità, il senso di essere parte di qualcosa, di non essere un frammento disconnesso in un Universo ostile, come scrive
Eckhart Tolle. La Comunità, nella quale riversare la propria unicità a beneficio, utilità e servizio della Vita, e dalla quale ricevere abbondanza, partecipazione, aiuto e sostegno nei momenti in cui si renda necessario.
Comunità intesa come interconnessione. Comunità intesa come essere parte attiva. Una famiglia è Comunità. Un insieme di persone verticalizzate verso un progetto è Comunità. Prendersi cura di un giardino è Comunità. Dare e ricevere funziona nella Comunità. Questa non è una decisione che si possa prendere o meno.
Questo è l'ordine naturale delle cose. Fuggire da esso significa
recidersi volontariamente, ed è un atto impossibile, e nella sua impossibilità è in grado di ingenerare sofferenze tanto grandi quanto inutili. Ma le sofferenze si originano anche nell'uso della Comunità per scopi che non siano funzionali al Bene Supremo della Vita: per esempio, fare violenza ad una qualsiasi espressione della Vita è fare violenza a sè stessi, ma occorre Consapevolezza per realizzarlo.
Adesso, esaminiamo insieme con maggiore dettaglio ogni singolo elemento.