La Disciplina del Diario – [ parte IV ]

Giunti a questo punto, sappiamo tutto quello che c’è da sapere in relazione al mantenere e tenere vivo un Diario. Sappiamo che il Diario ci aiuta a smascherare la nostra Personalità Automatica, ci aiuta a discriminare il giusto passo da compiere proprio in questo momento, e ci incita a ricordare le nostre più alte aspirazioni, in modo che la nostra Attenzione su di esse inizi a generare una Realtà di risonanza.

Queste sono le funzioni principali di un Diario, mantenuto come strumento di Crescita Personale. Certamente, nel Diario può essere trascritta e fissata qualsiasi cosa, visto che è una nostra espressione; tuttavia, l’esperienza insegna che tutto ciò che esula queste funzioni non possiede la poderosa utilità che esse hanno nel facilitare e illuminare il nostro cammino. Scrivere una pagina intera di un Diario esprimendo giudizi di rabbia e risentimento verso qualcosa o qualcuno può dare un apparente momentaneo sollievo; ma quando la bufera passerà, rileggere questa pagina ci provocherà invariabilmente un senso di inutilità, di non comprensione, di perdita di tempo e di Energia. Chi tiene un Diario conosce molto bene questa sensazione.

Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana.
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa? Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere?

Un’audace avventura

Ci sono delle sensazioni, dentro di noi. Sensazioni che ci stanno spingendo verso qualcosa che è al di fuori della nostra zona del conosciuto, verso territori inesplorati. Sensazioni che ci stanno spingendo all’esplorazione. Al viaggio. Alla Vita.

Ci sono sempre state, e da tempo immemorabile ci spingono a spiegare le vele. Perchè ne siamo capaci. L’Infinito non chiede mai nulla più di ciò che un essere umano è in grado di erogare; solo che la Sua scala di valutazione è decisamente più oggettiva, e più maestosa, di quella che normalmente ci auto-assegniamo per starcene nel comfort del nostro sicuro divano con le patatine.

Queste sensazioni provocano una reazione, certo. Una reazione naturale, di protezione. Un tenue formicolio alla bocca dello stomaco. Questa reazione dice di essere prudenti, perchè il territorio è inesplorato, e perchè l’Universo è un luogo meraviglioso, ma anche molto misterioso, e non è saggio inoltrarsi senza adeguata protezione. Questa reazione dice di essere prudenti, non di abbandonare il campo. Dice di proteggersi, non di retrocedere indefinitamente.

Inoltrarsi oltre la zona del conosciuto, inoltrarsi nell’Ignoto, è uno degli scopi principali per i quali noi, esseri umani, siamo stati creati. Noi non siamo qui per dare il meglio di noi stessi al meno peggio che ci possa capitare. Noi non siamo qui per fare ciò che non amiamo al solo scopo di continuare a fare ciò che non amiamo. Noi siamo qui per esplorare. Noi siamo qui per approfondire. Noi siamo qui per trasformare l’Ignoto in conosciuto.

Questa trasformazione è una audace avventura, perchè ogni passo nell’ignoto è un passo dove non siamo mai stati prima, mentre le nostre percezioni sono acuite al loro picco massimo per proteggerci ed aiutarci. Nell’Ignoto, noi non sappiamo che cosa potrà succedere, nè come, nè quando, e dunque la nostra Vita diventa la garanzia della nostra esplorazione.

Nell’Ignoto, non ha senso estendere al di là del momento presente le nostre ipotesi e le nostre valutazioni. Abbiamo solo il passo di questo momento, e la nostra vigilanza su come percorrerlo al meglio che ci sia possibile. Abbiamo la nostra Presenza, che non può esserci minacciata, ma che non dobbiamo desistere dall’approfondire. Abbiamo la nostra Energia, batteria di alimentazione del cammino. Abbiamo il nostro Intento, una forza sottesa, profonda, che focalizza e mantiene una direzione, come fluire su un letto di un fiume dove qualcosa davanti a noi sta sgombrando i detriti dalla strada.

Ignoto non è necessariamente pericoloso; questa similitudine viene solamente dalla paura di agire, da quel formicolio forse fastidioso, eppure necessario. Ignoto è anche cominciare subito ad organizzare quel viaggio che da tempo è tremore nei pensieri che non ci lascia, e poi farlo, una volta, intensamente, e forse per sempre. Ignoto è più che mai iniziare quell’attività creativa che sentiamo essere in sintonia risonante con la nostra peculiare unicità, e continuare, non importa se l’unica cosa che ci spinge e ci sostiene è una profondità insondabile senza nome dentro di noi, mentre persino la nostra mente non fa che cantilenare di abbandonare. Ma Ignoto è anche avere il coraggio di fermarsi, di scendere nel Silenzio, di esplorare quegli infiniti spazi interiori che hanno tutte le risposte che ancora non abbiamo udito.

Portare l’Ignoto a Conoscenza è uno dei nostri scopi fondamentali. Ed è anche ciò che trasforma la Vita in un’audace e sorprendente avventura. Un’avventura meravigliosa, completa in sè stessa, piena di ogni necessità, maestra di Saggezza in azione. Un’avventura che ci farà crescere in deliberazione e potere interiore, mentre spostiamo sempre più lontano la frontiera del nostro miglioramento, della nostra Vita, della nostra Consapevolezza.

Se la Vita non viene vissuta come un audace avventura, allora che cos’altro potrà mai essere? Se avventurarsi nell’Ignoto, nella scoperta, nella crescita, è e resta un sogno sommerso da una Vita che non ci rispecchia, allora chi è che sta vivendo? Di che cosa potremo mai essere fieri? Che cosa potrà mai darci il gusto della sfida, al di là della vittoria, al di là della sconfitta, al di là di una valutazione che altro non è che un semplice pensiero?

Essere audaci non significa essere incoscienti. Non significa essere perennemente attivi, nè perdere tempo in sciocchezze che durano due secondi. Essere audaci significa avere il coraggio di rispondere alle sfide del Cielo. Non importa se nell’azione o nella quiete più suprema.

Noi non abbiamo tempo: questa è l’unica e l’ultima volta che esiste. Pensare che tra qualche anno avremo finalmente tempo ed energia per fare quello che vogliamo fare ora è una follia, una follia che pagheremo molto caro. E allora che noi si abbia il coraggio di vivere Adesso, ora, la nostra Vita come un’audace avventura. In allegria ed equilibrio. In Energia e Deliberazione. Vivendo il nostro intimo Sogno Personale adesso, invece di limitarci a sognare di vivere domani.

Mettete la vostra audacia al servizio del vostro Sogno Personale. In pazienza, e serenità, esplorate i territori di Dio.

 

Lavoro, Tempo, Fede

E’ una immagine che spesso è rappresentata nei termini di un Cammino. Un Cammino che ha una meta precisa, senza la quale non sarebbe altro che un girovagare incomprensibile ed inconcludente. E’ lo scopo, il suo scopo supremo, che trasforma un incedere casuale in un avanzare deliberato. E’ lo scopo, il suo scopo supremo, che trasforma un Cammino nella meta che incarna, indipendentemente da quale sia il passo di questo momento.

E’ una immagine che raramente viene realizzata dagli esseri umani, ipnotizzati nel credere e sostenere un mondo che funziona in maniera contraria alle Leggi Universali. Una volta stabilita la meta, è il Cammino l’unica cosa che conta, non il risultato. E’ il Cammino il processo che trasforma tutte le ottave ascendenti in Energia, non la meta. E’ il Cammino che trasforma l’essere umano, non la targhetta del risultato.

Il Cammino che trasforma un essere umano in uno sfolgorante ed impeccabile strumento di Dio si sostiene e può proseguire solo attraverso il Lavoro. Un Lavoro Interiore incessante, profondo, delicato ma spietato, paziente ma senza tregua alcuna. Questa è cosa che è sempre bene ripetere e ribadire: si chiama Lavoro Interiore, non week end al mare di trattamento libri di benessere. Si chiama Lavoro perchè il suo scopo è trasformare un essere umano in glorioso strumento di Dio, e molteplici forze si oppongono a questa trasformazione. Si chiama Lavoro, perchè occorre creare qualità interiori di carattere superiore a partire da un tessuto sottile sfibrato e danneggiato, che molto, molto spesso è stato compromesso da anni di abusi psicologici e persino fisici, perpetrati ai nostri danni da altri esseri umani e da noi stessi. Si chiama Lavoro, perchè se non è sostenuto da un inflessibile intento, diventa cafetani svolazzanti che continuano ad imbarbarirsi per eventi esterni, o che continuano a lamentarsi di cose esteriori verso le quali non hanno il coraggio, nè l’Energia, per assumersene la totale Responsabilità.

Lavoro Interiore, dunque. Ma il fatto che sia incessante non deve consentire in alcun modo l’insorgere in noi stessi di uno dei demoni interiori più pericolosi: la fretta. L’ansia di ottenere un qualche risultato. E il conseguente autogiudizio di condanna quando questo risultato non arriva.

Tutte le cose che hanno un valore superiore, tutte le cose belle, tutte le cose vere, necessitano di tempo. Del loro tempo peculiare, dello spazio-tempo necessario al loro compiuto dispiegarsi. Di un tempo che con estrema probabilità sarà del tutto in antitesi con le previsioni della Mente di Superficie, che ovviamente prevede senza una nostra deliberata richiesta con stime temporali ridicolmente ridotte, al solo scopo di creare emozioni di inadeguatezza per il mancato raggiungimento di questo presunto obiettivo.

Proviamo a riflettere. Quanto tempo può occorrere, in noi stessi, per radicare la Qualità Superiore della Pazienza? Forse che la Pazienza può essere programmata? Si può forse scrivere sulla nostra agenda “oggi dieci minuti di pazienza“? Si può stilare un programma settimanale, un training di allenamento alla pazienza, due ore ogni tre giorni?

No. La Pazienza, così come ogni altra Qualità Superiore, è un Comando Deliberato, che può radicarsi e divenire nostro patrimonio inattaccabile se e solo se è realizzato dalla totalità di noi stessi. Non basta capire la Pazienza a livello intellettuale. Non basta seguire fascinazioni emozionali momentanee. Occorre il Lavoro. Un Lavoro Interiore che incessantemente stimoli i Veicoli fisico, mentale ed emozionale a percorrere per intero l’ottava ascendente che porta alla realizzazione della Pazienza, e solamente quando l’intera totalità di noi stessi avrà realizzato la Pazienza, allora il Lavoro sarà compiuto, rendendoci pronti ad un nuovo processo di evoluzione rispetto a questa facoltà.

Questo è il motivo per cui il Lavoro Interiore non può essere legato alla fretta di ottenere un risultato. Più si ha fretta di ottenere qualcosa, più questo qualcosa ci sfuggirà. Più si ha fretta di ottenere qualcosa, più la nostra fiducia naturale verrà minata dalle forze che si oppongono alla nostra trasformazione, quando questo qualcosa non arriverà nei tempi che volevamo. Ogni cosa di valore necessita di un tempo specifico, proporzionale a questo valore, che noi a priori non conosciamo. Se non glielo concediamo, tutto quanto è necessario, diventa una illusoria corsa del sorcio, che crede di aver percorso chilometri, che crede di aver corso per anni, e invece è sempre nello stesso punto.

Se dunque al Lavoro togliamo ansia e fretta, e dunque l’accontentarsi di risultati parziali, che cosa può sostenerlo in maniera efficace in tutto il tempo necessario?  La Fede. La Fede nel risultato che sicuramente raggiungeremo, indipendentemente dal tempo che ci sarà necessario.

Realizzerò la Pazienza? Sì. La realizzerò perchè io ho Fede. Fede nel processo, intrapreso e compiuto da miriadi di esseri umani prima di me, e dunque a me perfettamente accessibile. Fede e fiducia in me stesso, e nelle mie capacità di poter fare fronte ad ogni cosa in serenità e sublime efficienza. E’ in questo modo che la Fede trasforma il Cammino in un gioioso e vivace incedere verso la meta: si tratta di Essere sempre più profondamente qualcosa adesso, non di fare più in fretta per arrivare ad Essere qualcosa nel futuro.

La Fede non è credere ad un ipotesi. La Fede è sapere. La Fede è sapere in maniera inequivocabile che noi arriveremo dove ci siamo prefissi. La Fede non è altro che il nostro inflessibile intento di procedere, sapendo che se i nostri sforzi saranno puri, equilibrati, consapevoli, deliberati, non potremo mai fallire. La Fede è sapere che noi siamo parte attiva del Piano di Dio, che l’Infinito ci ha reso eredi della Sua Abbondanza e della Sua Consapevolezza, tutti noi, e che dunque possiamo fare fronte ad ogni cosa perchè siamo aiutati e sostenuti dalla Luce. La Fede è persistere nel Cammino quando la mente dice che è tutto inutile, che non si vede nulla. La Fede è non desistere mai, ed essere sempre pronti ad ogni cosa.

Che cosa, amici, ditemi, che cosa può opporsi ad un essere umano che ogni secondo della sua esistenza lavora interiormente per migliorarsi, al di fuori di ogni ansia temporale da risultato, e con una Fede nell’Infinito che lo ha generato che non conosce cedimenti? Che cosa può trattenere dal potere di realizzare qualsiasi cosa un essere umano che ha dalla sua la forza del suo Lavoro Interiore, la calma che scaturisce dal procedere senza fretta ma senza tregua, e la certezza di raggiungere il suo scopo alimentata dalla sua Fede?

Lavoro. Tempo. Fede. Grazie, Maestro Deunov. Grazie, Maestro Aïvanhov.