Pazienza e Serenità

[..]
La lettura del libro di Tolle (il potere di adesso) e la visione del documentario “lo sfidante” (anche questo rivedo spesso) hanno generato in me una profonda angoscia, l’idea di un altra entità che co-abita in noi.
[..]
Ebbene riconosco che è cosi.  La cosa che adesso mi blocca e che non riesco a liberarmi, e in questo periodo della mia vita sono di fronte a qualcosa che ho sempre saputo, appunto i concetti che vengono espressi da alcune tradizioni sciamaniche Tolteiche ( Don Miguel Ruiz… o Carlos Castaneda )
[..]
ah io ero quello che quando parlavo con gli altri che avevano certe paure , dicevo a gran voce e fiero di me “ah i propri demoni vanno affrontati guardandoli negli occhi..” (e premetto in quel periodo ero completamente ignorante di alcune cose (intendo insegnamenti degli sciamani… di Maestri come Tolle o come Don Miguel Ruiz) e va beh… ero forte e sicuro di me… ma ora so di aver fatto un errore quello di aver alimentato alcuni parassiti con alcuni pensieri violenti e brutti…
[..]
Ora sento che è il momento della resa dei conti… prima questo “sfidante” o “voladores” o come lo si vuole chiamare… si è insinuato di nascosto… agendo in modo silenzioso installandosi in me con le sue tecniche, adesso da qualche mese a questa parte si manifesta con la sua ferocia… la mia dottoressa ha detto che sono crisi d’ansia (sicuramente l’ansia è l’effetto di tutto questo) ma so che ora mi trovo ad affrontare questa mia paura che è limitante e opprimente! ma se tu mi chiedi beh cosa ti fa paura? io, non te lo so dire! e allora non capisco davvero non capisco!
[..]
non posso più pagare il tributo a questa entità, non posso più soffrire per alimentare la sua fame.. non posso piu essere un suo schiavo. voglio tornare a vivere, anzi mi correggo voglio VIVERE (visto che forse nn l’ho mai fatto veramente) senza anestetizzarmi e senza compromessi!
[..] 

Alberto

Viviamo in un Universo magico. Meraviglioso. Pieno di Vita e di ricchezza. Infinite diversità, in infinite combinazioni. Ma questo non significa che noi, quali esseri umani, ci si trovi al vertice della scala. Solo un essere umano profondamente addormentato può concepire senza ridere irrefrenabilmente che l’essere umano sia il culmine della evoluzione della Coscienza.

La Chiamata è evento che accade nella Vita di ogni essere umano, come gesto meraviglioso che l’Infinito, attraverso i suoi Ministri, concede a questa particolare forma di Consapevolezza che noi siamo. Ma la risposta a questa Chiamata, fatto energetico che è di fronte all’attenzione di ognuno di noi, è cosa di tutt’altra pasta: è una costante decisione, una costante responsabilità, una costante dedizione, che non ha mai fine, e non conosce ritorno indietro. Questo è uno dei motivi per cui la quasi totalità degli esseri umani ad essa non risponde. Uno dei motivi. Altri motivi potrebbero essere anche più spietati di questo, ma di essi non si parla, perchè sono riservati ad una Coscienza che Vede.

Un essere umano che ha ricevuto la Chiamata, ed ha in sè un Essere Interiore Reale che ha acquisito una massa sufficiente, viene letteralmente spinto, in maniera inarginabile, ad alimentare ulteriormente questo processo gravitazionale di espansione della Coscienza. E così viene condotto, spesso persino suo malgrado, a leggere libri particolari, o a vedere video particolari, o a sentire musiche particolari, o a praticare attività fisiche particolari. Tutto questo è il prodotto di un Essere Interiore Reale che chiede, con un meraviglioso, sublime, ineffabile suono che non si ode, di crescere fino al punto da avere massa sufficiente per manifestarsi. La Vita di ognuno di noi è tempo sufficiente per tale manifestazione. Purchè, ovviamente essa venga utilizzata per questo scopo. Altrimenti, come ci ha insegnato con l’Azione un uomo in confronto al quale abbiamo la Coscienza di un infante, possiamo attivamente guadagnare il mondo e perdere la nostra Anima, cioè il nostro Essere Interiore Reale. E questo a chi giova?

Presto o tardi, in questo processo di crescita, ci troveremo a dover fronteggiare un fatto energetico di importanza fondamentale: la nostra personalità automatica, cioè lo stormo di ‘Io‘ che si è originato meccanicamente nel corso del tempo nella nostra Coscienza sonnambolica, si rifiuterà di collaborare con l’Essere Interiore Reale. In altre parole, la personalità automatica si rifiuta di rimettere lo pseudo-comando dell’intero Campo di Consapevolezza umano che la ospita, più o meno gentilmente, a chi questo comando lo può, e deve, prendere per diritto, e cioè l’Essere Interiore Reale.

Non appena qualsiasi cosa giunga a minacciare questa possibilità, la personalità automatica reagisce: è inevitabile, e naturale. Essa vuole restare in Vita, dominare la nostra esistenza, prosperare attraverso l’uso indiscriminato della nostra Energia, e continuare a comandare, a suo modo, l’intera Vita del Campo di Consapevolezza: tutte cose che ha sempre fatto e sta facendo da quando siamo comparsi sulla Terra.

Tuttavia, nelle nostre spesso insondate profondità, noi sappiamo. Noi sappiamo di condurre una Vita differente da quella che è il nostro timbro unico nella Grande Sinfonia dell’Infinito. E chi è che lo sa? L’Essere Interiore Reale che noi siamo veramente. Più esso dispone di una massa sufficiente, più il suo messaggio risuonerà in noi. Più esso viene alimentato, più forte esso diventa. Più esso viene alimentato, più scopriamo di essere questo messaggio, al di là di qualsiasi ‘Io‘ tenti di sovrapporsi. Andate oltre le mie parole. E’ difficile esprimere ciò che non può essere detto, eppure queste parole devono essere pronunciate.

Ora, se ci mettiamo a combattere contro la nostra personalità automatica, chi è che combatte che cosa? La personalità automatica non può essere combattuta, perchè reprimerla o soffocarla equivale ad amplificarla. La personalità automatica deve essere riassorbita. Quale cosa più futile si può immaginare di un essere umano che dentro sè stesso possiede diversi gruppi di ‘Io‘ in lotta tra di loro? Chi è che vincerebbe, alla fine?

Il riassorbimento della personalità automatica è un processo di trasmutazione che avviene attraverso il Silenzio Interiore, che altro non è che la magnificazione della riemersione dell’Essere Interiore Reale, con un contemporaneo lavoro sulla parte più ‘umana’ della nostra struttura interiore, lavoro che ha lo scopo di costruire un ‘Io’ deliberato: un ‘Io‘ deliberatamente costruito con Qualità Superiori e deliberatamente orientato allo scopo di servire l’Essere Interiore Reale nel suo Grande Sogno Personale, che altro non è che il motivo per cui l’Infinito lo ha mandato qui, su questa Terra meravigliosa.

Questo lavoro simultaneo su queste due linee differenti, a cui do il nome di Lavoro Interiore, non è un colpo di fucile. E’ un Lavoro incessante, profondo, che richiede dedizione totale, la dedizione di un Guerriero Interiore, che non è un essere umano che va in giro a cercare qualcosa da avversare fuori di lui, perchè ha capito che gli unici avversari ce li ha dentro. E’ un Lavoro che dunque richiede Pazienza, la Pazienza con la ‘P’ maiuscola, una Qualità Superiore che ci porti a fronteggiare qualsiasi cosa l’Infinito metta sul nostro cammino senza giudicare, senza lamentare, senza fuggire, senza vacillare.

La personalità automatica può reagire, e questa è una delle sue armi più potenti, con emozioni di basso profilo energetico, come ad esempio l’ansia che il nostro amico Alberto sente in lui. La depressione ne è un altro aspetto possibile. La noia un altro ancora. Il disagio emozionale è una delle cose che più spaventa e mette in fuga un essere umano, al punto da condurlo a temere persino il suo avvento, prima ancora della sua manifestazione. Ad esso, se vogliamo espandere davvero la nostra Coscienza, se davvero vogliamo risvegliare in noi quelle Facoltà di Coscienza che sono nostra eredità, nostro retaggio, e nostro naturale diritto, dobbiamo essere preparati sin da subito. Cioè a dire, dobbiamo sapere da subito che attraverseremo correnti emozionali di profonda tensione e disagio, fin quasi alla sofferenza. Esse sono il naturale sacrificio che dobbiamo officiare per generare Energia che alimenti la Coscienza. Naturalmente, queste correnti emozionali devono essere gestite in un modo preciso, altrimenti non trasmutano in Energia capace di alimentare i nostri processi di crescita e sviluppo di Coscienza, ma questo non è tema di questo documento.

Per cui, Pazienza e Serenità sono Qualità Superiori fondamentali che un essere umano sulla via del Risveglio delle sue superiori Facoltà di Coscienza deve sviluppare sin dall’inizio del suo viaggio. Se non lo fa, sarà la Vita ad obbligarlo, a causa della inevitabile reazione che le forze dello Sfidante, siano esse state da noi inconsapevolmente generate, o provenienti dall’esterno del Campo di Consapevolezza che noi siamo, scateneranno dentro di noi. Adoro la Vita, ed il suo modo inesorabilmente meraviglioso di essere nostra maestra.

Non si tratta di combattere qualcosa, nè di reprimere. Ma non si tratta nemmeno di arrendersi passivamente. Si tratta di riassorbire attraverso trasmutazione. A fuoco lento, ma che non si spegne mai. Essendo pronti ad ogni cosa, e sapendo che le correnti emozionali che sentiamo in noi possono essere la naturale conseguenza di una personalità automatica che ha capito di poter essere smascherata e non vuole quindi cedere il comando a chi questo comando ha il diritto, e la possibilità, di esercitarlo.

Un riassorbimento, una trasmutazione, che deve avvenire senza fretta. Senza volere ora qualcosa che ora non possiamo semplicemente reggere energeticamente. Senza combattere qualcosa che nel combattimento non farebbe altro che prosperare. Se una cosa non è pronta, semplicemente non è pronta.

Pazienza. Serenità. E non desistere mai.

Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana.
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa? Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere?

Resistere e abbandonarsi

L’esistenza di noi tutti è influenzata, più o meno sottilmente, più o meno consapevolmente, da continui paradossi. Inseguiamo l’Infinito in un corpo che sappiamo dovrà passare dalla Morte. Abbiamo una mente senza confini, e viviamo nella materia che sui confini costruisce il suo assioma di esistenza. Viviamo in un Universo che sembra estendersi all’Infinito permanendo nell’Eternità, e poi assistiamo alla nascita, all’evolversi, al mutare e allo scomparire di ogni forma.

Il principio del paradosso, fondamentalmente l’invito che sempre l’Infinito ci fa a sintetizzare ad un livello superiore due verità apparentemente contrapposte e polari, esplica sè stesso anche in un elemento strettamente correlato alla nostra crescita armoniosa quali esseri umani: la capacità di accettare o resistere la Realtà.

Ogni essere umano è costantemente soggetto a due distinte trazioni di forza, ovviamente polari, ed ovviamente contrapposte solo all’apparenza di un esame sonnambolico. L’una, la Trazione Inferiore, ci attrae gravitazionalmente verso il principio del minimo sforzo e del piacere permanente: il paese dei balocchi di Pinocchio. L’altra, la Trazione Superiore, ci attrae gravitazionalmente verso la crescita e il progressivo sviluppo della totalità di ciò che siamo, diretto verso la possibilità suprema che ci è stata concessa: trasformarci in una potente, risvegliata, deliberata, cosciente espressione di Dio.

La Trazione Inferiore ci spinge verso il livello energetico della perenne soddisfazione animale delle proprie necessità, della perenne ricerca del piacere e del conseguente perenne attaccamento emozionale ad esso. La Trazione Superiore ci spinge, attraverso il Lavoro Interiore e lo sforzo deliberato, a manifestare le nostre Qualità Superiori che giacciono sopite, in potenza, dentro di noi. La Trazione Inferiore mira a conservarci in balia degli istinti animali. La Trazione Superiore ha lo scopo di spingerci a percorrere per intero il Cammino di trasformazione in Esseri Umani completi.

Qui nasce il paradosso: in relazione a queste trazioni, gli insegnamenti che l’Infinito ci trasmette attraverso i suoi strumenti ci indicano contemporaneamente due distinte polarità: opporre resistenza, eppure non opporre affatto resistenza. Resistere, eppure abbandonarsi. Conseguentemente, questo origina in noi dubbi e perplessità spesso paralizzanti: quando opporre resistenza? Quando invece lasciare andare?

La risposta a queste domande scaturisce da un cambio di livello fondamentale, che ci è richiesto in ogni apparente duale della nostra percezione: dobbiamo sintetizzare una unione delle polarità al fine di ottenere un bilanciamento superiore che ne comprenda entrambi gli aspetti. Dal molteplice, l’Uno. Dalla separazione, l’Unità.

Perchè solo in questo modo opporre resistenza o abbandonarsi cessa di diventare un capriccio meccanico del momento: non è che opponiamo resistenza perchè questa mattina il cornetto con la marmellata al bar non c’era più, oppure ci abbandoniamo perchè oggi è una gran bella giornata di Sole. La nostra capacità di resistere o di abbandonarsi diviene deliberata, funzionale al Momento Presente, in armonia con la Realtà.

Ma come?

In generale, qualsiasi azione stia creando un attaccamento emozionale è incoraggiata dalla Trazione Inferiore, cioè ci sta portando sempre più verso il regno impermanente della materia. Perchè? Perchè attaccarsi emozionalmente ingenera prigionia e schiavitù, non importa a che cosa. Si può essere attaccati emozionalmente a persone o cose meravigliose come a gesti distruttivi; è equivalente, perchè il risultato è il medesimo: dispersione energetica incontrollata e incontrollabile. E ricordiamoci sempre: laddove si perde Energia, si perde la capacità di Consapevolezza.

Ed è a questa dispersione energetica incontrollabile che occorre senza ombra di dubbio opporre resistenza: non all’azione in sè, attenzione, ma all’attaccamento emozionale che ne scaturisce. E’ l’attaccamento emozionale a disperdere Energia, non l’azione in sè. Non è mangiare una tavola di cioccolato, ma mangiare una tavola di cioccolato ogni giorno per anni, incapaci di resistere, incapaci di un qualsiasi controllo, incapaci di Consapevolezza dell’azione, incapaci quindi di Presenza in essa, che arresta e poi declina il nostro sviluppo. Non è amare una persona, ma confondere l’Amore con il trattenere ed il possedere, cioè attaccarsi emozionalmente ad una persona, che arresta e poi declina sia il nostro sviluppo, sia, molto spesso, persino lo sviluppo della persona che diciamo di amare.

D’altra parte, quando i segni della Realtà intorno a noi ci stanno dolcemente comunicando che una nuova fase della nostra esistenza sta prendendo il posto di quella attuale, oppure quando sentiamo in noi stessi la necessità di sviluppare Qualità come la Responsabilità Totale, la Comprensione, la Compassione, la Fluidità, la Pazienza, è proprio qui che arrendersi è molto più saggio, più armonioso, e più energeticamente funzionale dell’opporre resistenza. Meglio arrendersi a ciò che l’Infinito ha comandato, piuttosto che attaccarsi, di nuovo, ad uno stato o ad una situazione che comunque l’Infinito ha comandato di mutare. Arrendersi implica Accettazione. Accettazione significa Libertà.

Così, osservando la nostra Vita con un minimo di onesta obiettività, possiamo in ogni momento sapere quale delle due trazioni stiamo assecondando; e questo ci può consentire, perchè la scelta è alfine sempre nostra, di decidere quale delle due vie continuare a percorrere, e dunque se resistere o arrendersi. Non è quindi sempre e comunque opporre resistenza. Nè arrendersi sempre a tutto e ad ogni cosa. Ma rispondere armoniosamente alla Realtà, con fluidità e leggerezza, distinguendo ciò che il Momento Presente ci richiede, e quindi arrendendoci quando è necessario, e opponendo la massima resistenza possibile quando è necessario. Sulla base del punto di sintesi principale: quale delle due trazioni di forza intendo assecondare?

Mantenendo questo equilibrio sufficientemente a lungo, un giorno potreste realizzare che state opponendo strenua resistenza a qualcosa di meraviglioso che vuole entrare, e vi state strenuamente arrendendo a qualcosa di oscuro e pericoloso che non vuole uscire e dovrebbe andarsene.

L’ennesimo paradosso.

 

Lavoro, Tempo, Fede

E’ una immagine che spesso è rappresentata nei termini di un Cammino. Un Cammino che ha una meta precisa, senza la quale non sarebbe altro che un girovagare incomprensibile ed inconcludente. E’ lo scopo, il suo scopo supremo, che trasforma un incedere casuale in un avanzare deliberato. E’ lo scopo, il suo scopo supremo, che trasforma un Cammino nella meta che incarna, indipendentemente da quale sia il passo di questo momento.

E’ una immagine che raramente viene realizzata dagli esseri umani, ipnotizzati nel credere e sostenere un mondo che funziona in maniera contraria alle Leggi Universali. Una volta stabilita la meta, è il Cammino l’unica cosa che conta, non il risultato. E’ il Cammino il processo che trasforma tutte le ottave ascendenti in Energia, non la meta. E’ il Cammino che trasforma l’essere umano, non la targhetta del risultato.

Il Cammino che trasforma un essere umano in uno sfolgorante ed impeccabile strumento di Dio si sostiene e può proseguire solo attraverso il Lavoro. Un Lavoro Interiore incessante, profondo, delicato ma spietato, paziente ma senza tregua alcuna. Questa è cosa che è sempre bene ripetere e ribadire: si chiama Lavoro Interiore, non week end al mare di trattamento libri di benessere. Si chiama Lavoro perchè il suo scopo è trasformare un essere umano in glorioso strumento di Dio, e molteplici forze si oppongono a questa trasformazione. Si chiama Lavoro, perchè occorre creare qualità interiori di carattere superiore a partire da un tessuto sottile sfibrato e danneggiato, che molto, molto spesso è stato compromesso da anni di abusi psicologici e persino fisici, perpetrati ai nostri danni da altri esseri umani e da noi stessi. Si chiama Lavoro, perchè se non è sostenuto da un inflessibile intento, diventa cafetani svolazzanti che continuano ad imbarbarirsi per eventi esterni, o che continuano a lamentarsi di cose esteriori verso le quali non hanno il coraggio, nè l’Energia, per assumersene la totale Responsabilità.

Lavoro Interiore, dunque. Ma il fatto che sia incessante non deve consentire in alcun modo l’insorgere in noi stessi di uno dei demoni interiori più pericolosi: la fretta. L’ansia di ottenere un qualche risultato. E il conseguente autogiudizio di condanna quando questo risultato non arriva.

Tutte le cose che hanno un valore superiore, tutte le cose belle, tutte le cose vere, necessitano di tempo. Del loro tempo peculiare, dello spazio-tempo necessario al loro compiuto dispiegarsi. Di un tempo che con estrema probabilità sarà del tutto in antitesi con le previsioni della Mente di Superficie, che ovviamente prevede senza una nostra deliberata richiesta con stime temporali ridicolmente ridotte, al solo scopo di creare emozioni di inadeguatezza per il mancato raggiungimento di questo presunto obiettivo.

Proviamo a riflettere. Quanto tempo può occorrere, in noi stessi, per radicare la Qualità Superiore della Pazienza? Forse che la Pazienza può essere programmata? Si può forse scrivere sulla nostra agenda “oggi dieci minuti di pazienza“? Si può stilare un programma settimanale, un training di allenamento alla pazienza, due ore ogni tre giorni?

No. La Pazienza, così come ogni altra Qualità Superiore, è un Comando Deliberato, che può radicarsi e divenire nostro patrimonio inattaccabile se e solo se è realizzato dalla totalità di noi stessi. Non basta capire la Pazienza a livello intellettuale. Non basta seguire fascinazioni emozionali momentanee. Occorre il Lavoro. Un Lavoro Interiore che incessantemente stimoli i Veicoli fisico, mentale ed emozionale a percorrere per intero l’ottava ascendente che porta alla realizzazione della Pazienza, e solamente quando l’intera totalità di noi stessi avrà realizzato la Pazienza, allora il Lavoro sarà compiuto, rendendoci pronti ad un nuovo processo di evoluzione rispetto a questa facoltà.

Questo è il motivo per cui il Lavoro Interiore non può essere legato alla fretta di ottenere un risultato. Più si ha fretta di ottenere qualcosa, più questo qualcosa ci sfuggirà. Più si ha fretta di ottenere qualcosa, più la nostra fiducia naturale verrà minata dalle forze che si oppongono alla nostra trasformazione, quando questo qualcosa non arriverà nei tempi che volevamo. Ogni cosa di valore necessita di un tempo specifico, proporzionale a questo valore, che noi a priori non conosciamo. Se non glielo concediamo, tutto quanto è necessario, diventa una illusoria corsa del sorcio, che crede di aver percorso chilometri, che crede di aver corso per anni, e invece è sempre nello stesso punto.

Se dunque al Lavoro togliamo ansia e fretta, e dunque l’accontentarsi di risultati parziali, che cosa può sostenerlo in maniera efficace in tutto il tempo necessario?  La Fede. La Fede nel risultato che sicuramente raggiungeremo, indipendentemente dal tempo che ci sarà necessario.

Realizzerò la Pazienza? Sì. La realizzerò perchè io ho Fede. Fede nel processo, intrapreso e compiuto da miriadi di esseri umani prima di me, e dunque a me perfettamente accessibile. Fede e fiducia in me stesso, e nelle mie capacità di poter fare fronte ad ogni cosa in serenità e sublime efficienza. E’ in questo modo che la Fede trasforma il Cammino in un gioioso e vivace incedere verso la meta: si tratta di Essere sempre più profondamente qualcosa adesso, non di fare più in fretta per arrivare ad Essere qualcosa nel futuro.

La Fede non è credere ad un ipotesi. La Fede è sapere. La Fede è sapere in maniera inequivocabile che noi arriveremo dove ci siamo prefissi. La Fede non è altro che il nostro inflessibile intento di procedere, sapendo che se i nostri sforzi saranno puri, equilibrati, consapevoli, deliberati, non potremo mai fallire. La Fede è sapere che noi siamo parte attiva del Piano di Dio, che l’Infinito ci ha reso eredi della Sua Abbondanza e della Sua Consapevolezza, tutti noi, e che dunque possiamo fare fronte ad ogni cosa perchè siamo aiutati e sostenuti dalla Luce. La Fede è persistere nel Cammino quando la mente dice che è tutto inutile, che non si vede nulla. La Fede è non desistere mai, ed essere sempre pronti ad ogni cosa.

Che cosa, amici, ditemi, che cosa può opporsi ad un essere umano che ogni secondo della sua esistenza lavora interiormente per migliorarsi, al di fuori di ogni ansia temporale da risultato, e con una Fede nell’Infinito che lo ha generato che non conosce cedimenti? Che cosa può trattenere dal potere di realizzare qualsiasi cosa un essere umano che ha dalla sua la forza del suo Lavoro Interiore, la calma che scaturisce dal procedere senza fretta ma senza tregua, e la certezza di raggiungere il suo scopo alimentata dalla sua Fede?

Lavoro. Tempo. Fede. Grazie, Maestro Deunov. Grazie, Maestro Aïvanhov.

 

Lo scopo del Lavoro Interiore

Per ragioni precise, dettate dal ciclo dei tempi, la Conoscenza che un tempo era oscurata persino nei suoi primi innocui fondamenti è ora largamente disponibile, sempre nei suoi primi innocui fondamenti, nella libreria a 50 metri da casa tua.

In conseguenza di questa apertura, un numero considerevolmente maggiore di esseri umani entra in contatto con concetti e strutture energetiche che solamente 50 anni fa erano ignoranza, superstizione e nebbia, valicata solo dai più volenterosi.

Il fatto che si sia allargata considerevolmente la messe, però, non implica che il cammino si sia facilitato, o sia diventato più semplice. Anzi, la meccanica del progresso tende, quasi come uno specchio contraltare, a infiacchire, spegnere le qualità che rendono meraviglioso lo Spirito dell’essere umano. 50 anni fa, gli uomini percorrevano chilometri a piedi per andare a passare del tempo con una ragazza. Adesso, a 14 anni vanno a prendere il giornale a 15 metri dal portone col motorino.

Il Lavoro Interiore comincia nel momento esatto in cui un essere umano realizza senza ombra di dubbio di essere un coacervo di menzogne e di reazioni, un insieme male assortito di tendenze e pulsioni alla gratificazione dei 15 minuti, una struttura energetica priva delle qualità interiori di un essere umano degno di questo nome. Non prima. Mai prima. Prima è solo cafetani svolazzanti in abbracci falsi non purificati.

E quali sono le qualità interiori che un essere umano degno di questo nome deve possedere? Esattamente quelle che il suo Lavoro Interiore è chiamato a costruire, spesso dallo zero. L’Integrità. La Serenità. La Pazienza. Il Perdono. La Comprensione. La Gratitudine. La Fede. La Chiarezza. La Deliberazione. L’Intento. La Responsabilità. La Temperanza. La Sobrietà. Non parliamo di Amore, per cortesia. Solo un essere umano con il fuoco della Presenza negli occhi può usare le parole per l’Amore.

Ma la Madre di tutte queste qualità, il supremo picco dei suoi sforzi, il fine e il mezzo del suo cammino, è la Consapevolezza. La Consapevolezza avvolge il suo Lavoro, e alimenta la costruzione delle sue qualità interiori. Forse possiamo essere stati dotati dalla Natura di un particolare talento legato ad una qualità specifica, come la Fede, per esempio. Ma la costruzione di tutte le qualità interiori che sono e devono essere bagaglio di un essere umano degno di questo nome, e che la Natura porta solo fino ad un certo punto, non può che essere alimentata dalla Consapevolezza. Perchè? Perchè devo conoscere il motivo per il quale è armonioso sviluppare una qualità interiore piuttosto che un’altra. E questa conoscenza mi può essere donata solo dalla Consapevolezza.

Lo scopo del Lavoro Interiore, quando esso inizia davvero, cioè mediamente svariati anni dopo l’assalto dell’Infinito, è la costruzione di un nuovo Essere Umano, un essere in accordo e in armonia con la Vita, attraverso la creazione, l’alimentazione ed il dispiegarsi di qualità interiori superiori. Tale costruzione, sottesa dal Potere della Consapevolezza, porterà l’Essere Umano al primo picco delle sue immense possibilità: l’attivazione dei Veicoli Superiori di interazione con la Realtà: il Mentale Superiore e l’Emozionale Superiore.

Se pensate che basti compilare un foglio rispondendo a qualche domanda, o se pensate che qualche libro e due o tre seminari siano indice di un cammino intrapreso, sono spiacente, ma voi non avete nemmeno iniziato a grattare la punta dell’iceberg. Questa non è una mia convinzione volante cafetana, o capricciosa. Questo è un fatto, che forse qualcuno di voi arriverà a realizzare per sè stesso con i suoi propri occhi.

Perchè le finalità, il senso, la vastità, la meraviglia di quella straordinaria avventura che è il Lavoro Interiore, possono essere colti solo da chi ha davvero, davvero, imboccato il Cammino.