Quattro pilastri angolari sulla Via del Risveglio

Gli insegnamenti della tradizione mesoamericana tolteca di Crescita Personale sono di natura estremamente pragmatica.

Gli apprendisti di questa tradizione lavorano duramente in sè stessi per raggiungere una condizione interiore che definiscono Libertà Totale: ovvero, in termini semplificati, una condizione interiore in cui non c’è più nessuna credenza e nessuna convinzione che àncora e condiziona la percezione dell’Energia dell’Universo.

Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana.
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa? Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere?

Guerrieri del Silenzio

Esistono, ma non li vedi.

Sono invisibili, e non parlo di guardare con gli occhi.  Una coscienza ordinariamente sonnambolica non può vederli; vede solo apparente follia, incomprensibili azioni, inaspettate situazioni, inspiegabili comportamenti.

Camminano per le strade, nel Silenzio. Ascoltano, nel Silenzio. Ogni più piccolo gesto che compiono è loro decisione deliberata, e loro responsabilità nell’azione. Se chiedi loro attenzione, e decidono di concederla, la concedono in maniera totale e senza riserve. Se chiedi loro un consiglio, e decidono che possono essere utili, ascoltano tutto ciò che hai da dire, senza fretta, e sono lenti, lenti, prima di parlare. Sono onorati della tua attenzione, e sono fieri di essere aiuto. Tu sei una parte di loro che gli parla. Come potrebbero non fare più del loro meglio per te?

Ma ricorda che se decidono di essere Osservatore, non useranno le parole per te in nessun modo. Non cercano la tua approvazione, e non gli interessa l’accettazione mascherata da buonismo.

Nella folla sono Vento. Un attimo fa erano qui, ed ora dove sono? Chi dorme non li riconosce. Gli occhi sono i loro messaggeri. Possono fingersi sonnambuli, ma quando si incrociano, e si riconoscono, tra di loro è lampo negli occhi. E poi chissà se le loro strade si incroceranno ancora. Fluendo via nelle Strade del Mondo, nel loro Silenzio si augurano vicendevolmente ogni benedizione possibile.

Sono come l’Oceano. Sanno essere quieti, ed in verità lo sono nella maggior parte dell’Adesso; quieti come le onde sulla sabbia di un tramonto dorato. Ma potresti non riconoscerli, se il Vento comincia a soffiare. Se il Vento chiede loro di salire. Perchè la loro pietà per le illusioni è pari a zero. Ti consiglio di stare loro lontano, se accade.

La compassione e la comprensione per loro non è una vaga idea di moralità applicata. La Compassione, la Comprensione e la Gentilezza, nel loro Cuore, è un Comando di Dio. Ma fa attenzione, perchè nessuno di loro è remissivo, nè stupido. Sono gentili, ma se decidono di serrarti la mano, non hanno alcun interesse al tuo lamento, e sono gentilmente implacabili. Sono abituati ai magli acuminati. Conoscono la debolezza che li attanaglia, che li vorrebbe servili grassocci davanti alla televisione, e quindi, se lo decidono, mai giustificheranno o incoraggeranno la  tua remissione inerziale. Non lo fanno mai in loro stessi, nè in niente che li riguardi.

Esistono, ma non li vedi. Sono impegnati, costantemente, ogni millisecondo della loro esistenza, senza desistere mai, senza recedere mai, verso l’epitome della Consapevolezza. Guariscono, con il loro Silenzio, con la loro gratitudine, con la loro approvazione, con il loro sostegno incondizionato. Nella folla mettono Pace in ogni Cuore che incontrano. Danno strada. Danno spazio. Perchè l’Infinito li chiama, senza tregua, come brezza su campi di grano a primavera. Chiama il loro Nome. Chiama per Ricordare. Chiama per Guarire. Chiama per Purificare.

Esistono, ma non li vedi. Sono profondi, insondabili. Sono gentili, implacabili. I paraocchi di ‘Io‘ cadono dal loro Cuore, uno dopo l’altro. Vivono una vita forte, fiera, intensa, integra, felice. Ogni cosa che creano, ogni espressione dei doni di Dio in loro, è a beneficio, utilità e servizio della Vita. A beneficio, utilità e servizio della Vita.

Sono donne, uomini. Non hanno nome, non gli occorre.

Sono Guerrieri del Silenzio.

 

Lo scopo del Lavoro Interiore

Per ragioni precise, dettate dal ciclo dei tempi, la Conoscenza che un tempo era oscurata persino nei suoi primi innocui fondamenti è ora largamente disponibile, sempre nei suoi primi innocui fondamenti, nella libreria a 50 metri da casa tua.

In conseguenza di questa apertura, un numero considerevolmente maggiore di esseri umani entra in contatto con concetti e strutture energetiche che solamente 50 anni fa erano ignoranza, superstizione e nebbia, valicata solo dai più volenterosi.

Il fatto che si sia allargata considerevolmente la messe, però, non implica che il cammino si sia facilitato, o sia diventato più semplice. Anzi, la meccanica del progresso tende, quasi come uno specchio contraltare, a infiacchire, spegnere le qualità che rendono meraviglioso lo Spirito dell’essere umano. 50 anni fa, gli uomini percorrevano chilometri a piedi per andare a passare del tempo con una ragazza. Adesso, a 14 anni vanno a prendere il giornale a 15 metri dal portone col motorino.

Il Lavoro Interiore comincia nel momento esatto in cui un essere umano realizza senza ombra di dubbio di essere un coacervo di menzogne e di reazioni, un insieme male assortito di tendenze e pulsioni alla gratificazione dei 15 minuti, una struttura energetica priva delle qualità interiori di un essere umano degno di questo nome. Non prima. Mai prima. Prima è solo cafetani svolazzanti in abbracci falsi non purificati.

E quali sono le qualità interiori che un essere umano degno di questo nome deve possedere? Esattamente quelle che il suo Lavoro Interiore è chiamato a costruire, spesso dallo zero. L’Integrità. La Serenità. La Pazienza. Il Perdono. La Comprensione. La Gratitudine. La Fede. La Chiarezza. La Deliberazione. L’Intento. La Responsabilità. La Temperanza. La Sobrietà. Non parliamo di Amore, per cortesia. Solo un essere umano con il fuoco della Presenza negli occhi può usare le parole per l’Amore.

Ma la Madre di tutte queste qualità, il supremo picco dei suoi sforzi, il fine e il mezzo del suo cammino, è la Consapevolezza. La Consapevolezza avvolge il suo Lavoro, e alimenta la costruzione delle sue qualità interiori. Forse possiamo essere stati dotati dalla Natura di un particolare talento legato ad una qualità specifica, come la Fede, per esempio. Ma la costruzione di tutte le qualità interiori che sono e devono essere bagaglio di un essere umano degno di questo nome, e che la Natura porta solo fino ad un certo punto, non può che essere alimentata dalla Consapevolezza. Perchè? Perchè devo conoscere il motivo per il quale è armonioso sviluppare una qualità interiore piuttosto che un’altra. E questa conoscenza mi può essere donata solo dalla Consapevolezza.

Lo scopo del Lavoro Interiore, quando esso inizia davvero, cioè mediamente svariati anni dopo l’assalto dell’Infinito, è la costruzione di un nuovo Essere Umano, un essere in accordo e in armonia con la Vita, attraverso la creazione, l’alimentazione ed il dispiegarsi di qualità interiori superiori. Tale costruzione, sottesa dal Potere della Consapevolezza, porterà l’Essere Umano al primo picco delle sue immense possibilità: l’attivazione dei Veicoli Superiori di interazione con la Realtà: il Mentale Superiore e l’Emozionale Superiore.

Se pensate che basti compilare un foglio rispondendo a qualche domanda, o se pensate che qualche libro e due o tre seminari siano indice di un cammino intrapreso, sono spiacente, ma voi non avete nemmeno iniziato a grattare la punta dell’iceberg. Questa non è una mia convinzione volante cafetana, o capricciosa. Questo è un fatto, che forse qualcuno di voi arriverà a realizzare per sè stesso con i suoi propri occhi.

Perchè le finalità, il senso, la vastità, la meraviglia di quella straordinaria avventura che è il Lavoro Interiore, possono essere colti solo da chi ha davvero, davvero, imboccato il Cammino.

 

Contrasti di Consapevolezza

“E’ chiaro che la scintilla divina in noi si esprime in questo modo, non certo come va suggerendo quel tale…”

“Ma ancora non hai capito che l’essenza ha queste caratteristiche e queste evidenti manifestazioni?”

“Questa pratica di meditazione porta questi benefici, quelle che fate voi non riesco proprio a capire come facciate a seguirle!”

“La mia Via, che fortuna, è la Via. Gli altri sbanderanno, se ne andranno in giro per un pò, e poi torneranno qui all’ovile…”

Incontro spesso, nel mio girovagare silenzioso nella Rete e nel Mondo, luoghi e situazioni dove emergono pensieri ed espressioni simili a queste. Incontro spesso spazi in cui una espressione che tenta di risuonare fuori dal coro viene emarginata se non rimossa, perchè vissuta come minaccia, o come questione che non s’ha da sollevare.

In qualsiasi spazio umano meccanico questo è normale, perchè il diverso rappresenta sempre una potenziale minaccia di morte di una qualche struttura interiore saldamente avvinghiata alla nostra Energia. Quello che mi colpisce, e che mi fa riflettere, è l’espressione di queste dissonanze in un contesto in cui la Consapevolezza e la Crescita Personale sono, o dovrebbero essere,  elemento fondamentale e costitutivo; perchè questo mi testimonia con chiarezza che chi proietta queste dissonanze all’esterno è pilotato da meccanismi reattivi e depotenzianti che non desiderano ancora essere smascherati, nonostante le sue parole di facciata sventolino fiere i vessilli della Consapevolezza.

Si parla di Consapevolezza, ma non si è Consapevolezza. Si sa qualcosa, ma non si ha Energia sufficiente per essere questo qualcosa che si sa.

Ma è sensatamente possibile, o utile, o creativo, soffermarsi e confrontarsi sulle modalità con cui la Consapevolezza deve o dovrebbe esprimersi in ogni essere umano? E’ davvero sensato credere che la Consapevolezza debba esprimersi nello stesso modo in miliardi di individualità? Ha davvero importanza, per noi, se un altro essere umano percorre un altro sentiero che ai nostri occhi sembra una pura fesseria? Agli occhi e all’opinione di che? Chi siamo noi, per stabilire i parametri del cammino per un altro essere umano?

Il mondo non è bianco e nero. Esistono poesie che non fanno rima. Esistono eventi e situazioni orchestrate da qualcosa che va oltre l’umano desiderio di sottomettere al suo controllo ogni cosa. Esiste oblio e fortuna, settimane di meditazione ed improvvisi lampi di intuizione. Esistono tante Vie quante sono le stelle del Cielo Infinito.

Purchè tra esse, tra le miriadi di luminescenti possibilità, noi si abbia il coraggio di sceglierne e percorrerne Una, fin dove essa ci porterà. Non solo per qualche mese, il tempo di manifestare un bel collier di diamanti ad uso e consumo di forze interiori di cui non conosciamo nè nome nè scopo.

Questo è quello che fa la differenza. Non questionare sulla giustezza delle pratiche e delle libere affermazioni di qualcun altro. Non tentare di dare forza al proprio cammino sminuendo o svilendo quello altrui. Del resto, se un essere umano ha trovato la sua Via, quella che lo rende felice e fiducioso ad ogni passo, quello che lo fa sentire di stare imparando, di stare crescendo, ha davvero tempo da perdere andando a questionare sulla strada degli altri?

Forse il contrasto di vedute che proiettiamo sugli altri non è altro che una espressione dei nostri dubbi, dei nostri timori, della nostra fede che vacilla. Forse non siamo altro che noi stessi, ad essere in dubbio e divisi interiormente con la nostra strada. Forse noi e la nostra Via non siamo una cosa sola, così andiamo a combattere o a dare fastidio a chi invece è, o sembra essere, ciò che noi vorremmo per noi stessi.

Proiettare è meccanica. Vedere è Consapevolezza.

Voglio sapere se hai aperto il terzo occhio, perchè di gente che parla ce n’è tanta.

da un commento di un video su Internet

 

Il viaggiatore immaginario

Un numero imponente di strumenti sono attualmente a disposizione di tutti gli esseri umani che sono in Viaggio verso le Sacre Terre della Verità, per supportarne il cammino, sorreggerne le realizzazioni, sostenerne gli inevitabili cedimenti.

Tuttavia, questa imponente serie di possibilità a disposizione di tutti noi, eredità e conseguenza della fase dell’Apertura dei Sigilli nella quale ci troviamo, non deve certo cullarci come ninna nanna nel limbo del sonnambulismo nel quale in generale permaniamo soddisfatti. Gli strumenti ci sono dati per essere usati, non per pensare di usarli, nè per credere di averne afferrato il meccanismo, nè per accarezzarli uno ad uno in sequenza e poi passare oltre, senza esserci nemmeno per un attimo soffermati sulla sacralità della loro funzione.

Per esempio, come ben sa chi ha intrapreso davvero il Sacro Viaggio verso il Vero Sè, assai frequentemente i ricercatori interiori pagano anni di dazio nelle lande del lavoro immaginario, cioè anni passati a credere di avanzare quando in realtà stanno camminando sempre nello stesso punto.

Accorgersi in sè stessi di essere da chissà quanto tempo un altro dei viaggiatori immaginari è una realizzazione che deve trovarci pronti a fronteggiarla, se mai dovessimo scoprirlo. Perchè se da un lato tale realizzazione non può che essere impregnata di sensazioni ed emozioni al limite tra il doloroso ed il necessario, dall’altro essa porta comunque con sè il dono di una Saggezza da condividere. Al fine di aiutare ad uscire il prima possibile da questo pericolosissimo circolo vizioso qualcuno degli altri genuini ricercatori interiori che sono intorno a noi, e si accorgono di esserci finiti dentro. Al fine di piantare in essi un seme di conoscenza che possa aiutarli, quando davvero germoglierà, a riprendere nella giusta direzione il lungo cammino ancora da compiere.

Come riconoscere questa pericolosissima situazione, dunque? Ecco tre sintomi inequivocabili.

Il viaggiatore immaginario è in balia degli strumenti che usa. Gli strumenti sono più importanti dell’obiettivo per cui li sta usando, che peraltro spesso non gli è nemmeno noto con chiarezza. E’ così attaccato a questi strumenti che è pronto a sostenere un confronto con chiunque sulla loro validità oggettiva, confronto che può anche renderlo veemente, seccato e non ricettivo. E’ così attaccato ai suoi strumenti che non riesce più a lasciarli, nemmeno quando hanno esaurito la loro funzione.

Il viaggiatore immaginario è conseguentemente convinto che ha la ragione dalla sua. Più o meno consapevolmente, interagisce con altri esseri umani suoi compagni partendo dal presupposto che lui/lei ha capito davvero, gli altri no.

Il viaggiatore immaginario è prigioniero delle sue emozioni. Ciò che prova, e i pensieri su ciò che prova, lo sballottano di qua e di là a loro piacimento come un burattino, e lui/lei non riesce a farci nulla. Anzi, può arrivare persino a chiamare questa cosa libertà personale, pur di assecondarla da bravo soldatino.

Tali sintomi sono il corollario di un assioma ben preciso. E cioè che il viaggiatore immaginario sta continuando ad alimentare il suo ego nella convinzione di accrescere la propria Consapevolezza.

Non c’è uno solo di questi sintomi che io non abbia conosciuto personalmente e da vicino. E non è davvero cosa piacevole. Perchè rimanere dentro stati di essere come questi non solo non è funzionale, non solo ci deruba di una immensa quantità di Energia, ma ci dà l’illusione di avanzare, davvero l’illusione di avanzare, quando in realtà siamo sempre nello stesso punto. Lo stesso meccanismo inerziale al servizio di un sovrano di carta velina. Un sovrano che si prende tutto, anche il caffè, come ci suggerisce saggiamente Franco Battiato.

Prendetevi il tempo di osservare il vostro viaggio con attenzione. Se cogliete barlumi di sintomi come questi, intervenite ora, senza indugio, illuminateli, con tutta la Luce della vostra Consapevolezza. Illuminateli ora, e riassorbiteli completamente. Non permettete che trascorra ulteriore tempo senza la vostra implacabile osservazione del loro manifestarsi.

La nostra più grande arma è osservare. Null’altro. Osservazione disciplinata, persistente, amorevole, accogliente, distaccata.

Potremmo dire Osservazione Implacabile.

E conosceremo altri bagliori di Verità su noi stessi.

 

Essere e fare, parte IV

Il documento Essere e fare è stato pubblicato per esteso nei Quaderni di MareNectaris.

Puoi leggerlo cliccando qui.

Buona lettura.