Per andare dove ( signor Decker ) ?

L’attacco emozionale è stato scatenato. Una reazione distruttiva si è impadronita dei nostri spazi interiori, ed è irrilevante che si tratti di fare del male a noi stessi, oppure ad altri esseri umani, perchè è la stessa cosa. La nostra carenza di Energia disponibile ha causato e facilitato la perdita dello stato di Presenza: questo ha prodotto in conseguenza una condizione di sonnambulismo di coscienza; e a seguire, inevitabilmente, nel nostro Campo di Consapevolezza si sono aperti, o sono stati deliberatamente aperti, dei corridoi non custoditi, attraverso i quali qualcosa può liberamente accedere e fare il suo comodo senza che noi se ne abbia il benchè minimo sospetto.

Suona fantascienza? State ridendo per questo scenario ai limiti di un libro di Heinlein? E’ ciò che mi ripromettevo. Davvero uno spasso incredibile, quanto ho appena scritto.

Del resto, è capitato a chiunque, e sottolineo a chiunque, di pentirsi a posteriori di parole dette o azioni effettuate, contro noi stessi o altri nostri compagni esseri umani, di una violenza quasi inspiegabile, o di una volontà distruttiva del tutto fuori luogo. E’ capitato a chiunque, e sottolineo a chiunque, di pensare “Ma come ho fatto a fare/dire questo? Ma perchè l’ho fatto? Perchè ho distrutto questa cosa in questo modo? E adesso, come faccio a riparare?

Tutto ciò è normale. E’ l’esatta verità. Qualcosa ci ha preso, ha detto/fatto attraverso di noi parole o azioni incomprensibili mentre noi non c’eravamo, e poi se ne è andato, magari ridendo bello satollo, magari per sempre, lasciandoci a dover fronteggiare le conseguenze di queste azioni incomprensibili.

Ciclicamente, lo sappiamo bene, l’attacco emozionale torna a sprigionarsi dentro di noi. E ad esso, nel tempo, abbiamo replicato generando una risposta automatica di accondiscendenza, che indipendentemente dalle sue manifestazioni, può essere identificata con un solo nome.

La fuga.

Di fronte ad un attacco emozionale, fuggiamo via assecondandone la sua qualità. A lungo andare, sempre nello stesso modo. Curiosamente, nessuno chiama mai ‘fuga’ questa risposta automatica. Andiamo a bere, o a mangiare, o a fare del male, o a fare sesso, a camminare, a messa, al cinema, a parlare del nulla con qualcuno purchè sia. La deriva inerziale ci rende prevedibili e abitudinari, e così, ogni volta che l’attacco si scatena, la fuga assume sempre lo stesso carattere. La stessa manifestazione. Lo stesso fare. La stessa, incontrollabile abitudine.

La fuga è la risposta automatica ad un attacco emozionale da parte di una struttura interiore che è rimasta allo stato adolescenziale. Di fatto, è una resa passiva alla sua influenza. Non importa l’età anagrafica, perchè essa non ha mai avuto alcuna importanza, meno che mai nei mondi interiori. Guardiamoci intorno. Riusciamo a vedere come ogni essere umano fugga ciclicamente da qualcosa sempre in quei quattro, cinque modi sempre uguali ( se è un creativo, altrimenti uno o due solamente )? Riusciamo a vedere come ogni essere umano chiama le sue fughe con i nomi altisonanti di ‘stile di vita‘, oppure ‘irrinunciabile abitudine‘? Ma soprattutto, riusciamo a vedere come noi stessi, alla fine, siamo adolescenti in fuga perenne dalla responsabilità di essere umani?

Beh, io lo vedo con chiarezza, perchè io sono il primo della lista dei fuggitivi. Ma io ho un enorme, incommensurabile privilegio. Quando fuggo, so che sto fuggendo. So che sto aggirando un attacco emozionale invece di fronteggiarlo. E so che sto lavorando senza tregua per essere pronto al giorno in cui l’attacco sarà sferrato, ed io avrò l’Energia sufficiente a trascenderlo una volta per sempre.

Smettere di fuggire e voltarsi ad affrontare la Realtà è esattamente ciò che distingue un uomo comune da un Guerriero Interiore. All’esterno, nessuno può distinguere nulla. Interiormente, tra di loro c’è un abisso. L’uomo comune chiama le sue fughe libertà personale, e ne va persino fiero. Il Guerriero Interiore identifica ogni attacco emozionale di cui è vittima senza alcuna pietà per sè stesso, poi identifica ogni fuga in cui cade automaticamente a seguito di un attacco senza alcuna pietà per sè stesso, e poi dedica tutta la sua Energia a chiudere il corridoio in cui l’attacco emozionale si è radicato ed agisce, in maniera che esso sia respinto alla fonte e riassorbito per sempre. Con gentilezza, pazienza, ma senza alcuna pietà per sè stesso. Questa è la regola, altre non ce ne sono.

Non c’è nessun posto dove si possa fuggire. La fuga è solo un palliativo, che trasla solo di qualche ora o qualche giorno un varco che non si può aggirare, e di cui la durata di una Vita può non esserne l’unità di misura definitiva. E poi, per andare dove? Quale tempo o luogo o persona del pianeta Terra potrà mai influire sulla nostra struttura interiore? Quale esteriore potrà mai permetterci di fronteggiare, meno che mai impedire, ancor meno che mai trascendere, un attacco emozionale interiore?

Smettere di fuggire, dunque, ed affrontare con fierezza e integrità l’attacco emozionale di cui siamo vittima, è la transizione non differibile tra un essere umano comune, ed un essere umano che intenda forgiare in sè stesso qualcosa che abbia un valore oggettivo, una qualità superiore, ed una durata al di fuori del tempo.

Ma in che modo affrontare un attacco emozionale? In che modo chiudere il corridoio in cui esso si è radicato? Lo sappiamo tutti benissimo, qui; tuttavia, visto che repetita iuvant, di questo parleremo un’altra volta, se così l’Infinito vorrà.

Ogni essere umano che appare in vita sul nostro meraviglioso pianeta Terra ha diritto ad una vita piena, felice, intensa, che gli permetta di esprimersi nella sua unicità irripetibile, che gli porti il dono della Saggezza, e che gli permetta di contribuire fattivamente al miglioramento delle condizioni di vita dell'intera comunità umana.
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa? Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere?

The Call – La Chiamata

Un video creato dal Centro MareNectaris.

 

Giudizio, critica, lamento. La fine. Parte II

La critica, questa meravigliosa pulsione automatica intellettuale. La trovate ovunque, perchè è la figlia del giudizio, e come tale procede al suo braccio. Critica positiva. Critica negativa. Purchè si possa esprimere il nostro giudizio in pace, libertà, e in assoluta convinzione di essere i depositari della Verità Suprema, che l’Infinito ci ha regalato personalmente per i nostri immensi meriti.

Parlare di ciò che si sa. Tacere, ed essere aperti, nei confronti di ciò che non si sa. Questo è un lavoro titanico, perchè noi parliamo di qualsiasi cosa come fossimo radioripetitori. Non so quante migliaia di volte la Consapevolezza si è abbattuta su di me come un Falco Bianco meraviglioso, mostrandomi che stavo letteralmente ripetendo parola per parola, in un colloquio con un conoscente, il titolo di un giornale che avevo letto poche ore prima, per di più di sfuggita, relativo ad un argomento da me praticamente ignorato. Non so quante migliaia di volte mi sono osservato difendere o attaccare posizioni create da emozioni estemporanee di giudizio, senza che della situazione ne sapessi poco più di niente. E con che dovizia di argomentazioni! Ero letteralmente un esperto del nulla. Uno spettacolo.

Parlare solo di ciò che si sa è un lavoro titanico, perchè in breve tempo si comprende che in pratica dobbiamo stare solamente in silenzio. Naturalmente, stare in silenzio nel solito nostro contesto di amici e parenti vari può essere devastante, perchè improvvisamente, da che eravamo i mattatori delle serate, o quei gran simpaticoni, potremmo diventare dei tranquilli e silenziosi ascoltatori, che davanti a frasi come “ma non vedi questo come è così o cosà“, rimaniamo così, senza parole, in osservazione della situazione e dello sguardo torvo del nostro presunto amico/a, che tra breve ci toglierà la parola perchè non ci siamo schierati immediatamente con lui/lei, come eravamo soliti fare.

Parlare di ciò che si sa è suprema impresa di Consapevolezza. Chi si avventura in questo reame in genere resiste poco più di due secondi, perchè il risultato della non espressione di giudizio e critica è, in generale, la fine delle nostre presunte amicizie, o la ridefinizione delle stesse su basi energeticamente più armoniose e costruttive, naturalmente per l’essere umano che ha posto la Consapevolezza al comando della sua esistenza. Dato che questa responsabilità atterrisce, perchè perdere i nostri legami umani viene vissuto come un qualcosa di distruttivo per la nostra integrità, la soluzione più semplice e veloce è il ritorno nella nostra nicchia. Deve aver avuto qualche problema in casa o con quel …  del suo partner, penseranno i nostri amici che ora ci vedono di nuovo come eravamo.

Chi resiste, invece, forgia letteralmente attraverso la sua Consapevolezza un nuovo modo di interagire con il Mondo tutto, amici, conoscenti, parenti. Un Mondo in cui la parola impeccabile è un comando, e il silenzio un’affermazione. Un Mondo in cui parlano le azioni, e le ciance sono lasciate agli altri. Un Mondo di Bellezza, di Integrità, di Coscienza. Un Mondo in cui non c’è nulla da criticare, ma tutto da apprezzare, incoraggiare, sostenere, e lasciare libero di essere ciò che desidera.

E’ facile? Scordatevelo. E’ uno sforzo quotidiano, resistendo a pulsioni automatiche, resistendo a meccanismi radicati, resistendo alle pressioni di altri esseri umani, dei media, dello spirito del tempo, che potrà durare anni su anni.

E’ sempre stato così, e non c’è nulla che noi si possa fare che non sia procedere, un passo alla volta, con tenacia e fiducia.

Perchè stiamo forgiando qualcosa di nuovo, qualcosa di meraviglioso. Stiamo tornando all’Infinito. Stiamo tornando a Casa.

 

Struttura, scopo e senso della comunità

quaderniStruttura, scopo e senso della comunità è un saggio pubblicato nella Biblioteca di MareNectaris, nel quale esaminiamo insieme un qualcosa di semplice, ma che ha una vasta e potente influenza nella vita di ognuno di noi.

Un essere umano che desidera organizzare armoniosamente la propria esistenza, e creare deliberatamente una realtà che lo renda felice, deve infatti prestare attenzione a tre aree ben precise della sua vita, e costruire entità energeticamente funzionali che si relazionino costruttivamente ed armoniosamente con esse.

Queste tre aree sono Struttura, Scopo e Senso della Comunità.

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Struttura, Scopo e Senso della Comunità: aggiornamento

Il documento Struttura, Scopo e Senso della Comunità è ora un saggio, pubblicato per esteso nella  Biblioteca di MareNectaris.

Puoi leggerlo cliccando qui.

Buona lettura.