Quando la Mente si ferma senza Lavoro Interiore – parte II

Non appena un essere umano, per vie misteriose e sempre affascinanti, comprende che il suo primo dovere è evolvere in Intento e Consapevolezza, inizia a gravitare verso situazioni, eventi ed insegnamenti che lo condurranno progressivamente verso la prima barriera della sua evoluzione: la decisione irrevocabile di ricostruire in maniera armoniosa le proprie strutture interiori, per prepararle all’impatto della Consapevolezza.

Il suo cammino, lento ma inesorabile, lo porta infatti molto presto a comprendere che tutte le sue strutture interiori di pensiero ed emozione sono fuori dal suo controllo cosciente. Di fatto, comprende che è schiavo di qualcosa di cui dovrebbe essere il padrone, per diritto naturale da lui inespresso.

Se così l’Infinito comanda, questa evoluzione viene condotta in un percorso armonioso, grazie all’aiuto diretto ed indiretto di esseri che hanno già attraversato questa prima barriera, e possono quindi aiutarlo a destreggiarsi nel modo meno pericoloso possibile. Perchè mettere mano alle nostre strutture interiori incuranti della delicatezza del loro equilibrio precario può significare scivolare pericolosamente verso il baratro della follia.

Georges I. Gurdjieff descrive con chiarezza mirabile questo processo. Una chiarezza mirabile dovuta alla sua esperienza personale di ciò che descrive.

Gli insegnamenti orientali contengono varie immagini allegoriche che cercano di ritrarre la natura dell’essere umano da questo punto di vista.
Secondo uno di essi, l’uomo è paragonato a una casa senza Padrone nè sovrintendente, occupata da una moltitudine di servitori che hanno interamente dimenticato i loro doveri: nessuno vuole fare ciò che deve; ognuno cerca di essere il padrone, non fosse che per un momento, e, in questa specie di anarchia, la casa è minacciata dai più gravi pericoli.
La sola speranza di salvezza è che un gruppo di servitori più sensati si riuniscano ed eleggano un sovrintendente temporaneo, cioè un sovrintendente delegato. Questo sovrintendente delegato può allora mettere gli altri servitori al loro posto, e costringere ognuno a fare il proprio lavoro: la cuoca in cucina, il cocchiere nella scuderia, il giardiniere in giardino, e così via. In questo modo, la ‘casa’ può essere pronta per l’arrivo del vero sovrintendente, il quale a sua volta preparerà l’arrivo del vero Padrone.
Il paragone dell’uomo con una casa che aspetta l’arrivo del padrone è frequente negli insegnamenti orientali che hanno conservato tracce dell’antica conoscenza e, come sapete, questa idea appare sotto varie forme, anche in molte parabole dei Vangeli.

Ma che succede se questa prima barriera viene varcata improvvisamente e senza un Lavoro Interiore preparatorio di questo genere? Che cosa succede se un essere umano, per via di uno shock di grande entità, realizza improvvisamente con chiarezza di essere “occupato da una moltitudine di servitori che hanno interamente dimenticato i loro doveri“, senza “che un gruppo di servitori più sensati si siano riuniti ed abbiano eletto un sovrintendente temporaneo” ?

Perchè può succedere. Può succedere che un essere umano totalmente al di fuori dalle gravitazioni di Consapevolezza venga improvvisamente catapultato in uno stato di Essere che gli è totalmente sconosciuto. Può succedere che un essere umano, per via di un enorme shock accidentale, inceppi la sua Mente di Superficie in maniera irrecuperabile. E’ successo, per esempio, alla signora che ha innescato il mio approfondire. Accade.

Il risultato è che questo essere umano si ritrova senza alcun passaggio interiore di preparazione in uno stato di Essere al quale non è stato per niente preparato, in alcun modo. Può fuggirne spaventato, tentando di ritornare dove non può più tornare, e dunque aprendo le porte alla follia. Può viceversa abbandonarsi totalmente a questo suo nuovo stato di comprensione, e lasciare il sogno collettivo sonnambolico che lo circonda per ritirarsi chissà dove per chissà quanto.

Ecco dove si annida la mia sensazione disarmonica di cui ho parlato nella parte I di questo documento. La Mente di Superficie nasconde la Realtà dietro un cumulo di storie false, inventate allo scopo di proteggere dal crollo rovinoso la moltitudine di servitori dentro di noi che combattono per essere padroni di un minuto. Inceppare la Mente di Superficie e vedere con chiarezza questo funzionamento, è dunque una pratica di grande importanza.

Ma se questa pratica è dissociata da un Lavoro Interiore integrato, personale, da compiersi parallelamente in altre direzioni interiori, se questa pratica è l’unico lavoro che effettuiamo, non stiamo erigendo armoniosamente i pilastri che reggeranno l’impatto della Consapevolezza e il Nuovo Essere Umano che ne deriverà. Mancano elementi fondamentali, che vanno sviluppati parallelamente con sforzo e dedizione. Per non fuggire spaventati da ciò che vedremo. Per non abbandonarci placidamente alla mera visione, ritirandoci fuori dallo spettacolo del mondo. Per non impazzire, tentando di tornare dove non possiamo più tornare.

Perchè lavorare sulla Consapevolezza senza lavorare contemporaneamente sull’Intento non libera sufficiente Energia per cambiare le cose.

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Quando la Mente si ferma senza Lavoro Interiore – parte I

Recentemente, in una libreria, mi sono imbattuto, diciamo così, in un testo di Consapevolezza, scritto da una signora di cui non riporterò nè nome nè opera.

Questa signora, dopo un prolungato periodo di stress psicologico durato alcuni anni dovuto alla sua infelicità di moglie e alla sua insoddisfazione nello stato della sua Vita, ha a suo dire raggiunto lo stato in cui la sua Mente di Superficie si è definitivamente inceppata nel suo funzionamento inerziale. Cioè a dire, ha realizzato in maniera improvvisa, traumatica e totale, di non essere i pensieri che pensa. Un evento simile a quello attraversato da Eckhart Tolle. Un fatto energetico che ogni individuo sulla Via del Risveglio del proprio Sè Infinito deve prepararsi da subito a fronteggiare per proprio conto.

Di fatto, a qualsiasi essere umano che ha percorso anche solo due metri nelle infinite lande del Risveglio, viene insegnato subito che non deve credere ai pensieri pensati dalla Mente di Superficie, ed il motivo per cui non deve farlo.

Questa signora vive attualmente in uno stato che lei definisce di beatitudine, in cui non crede e lascia andare qualsiasi pensiero sorga nel suo Campo di Consapevolezza, conseguentemente rimanendo in uno stato di totale presenza nell’Adesso. Ora gira il Mondo insegnando alle persone ad inceppare la propria Mente di Superficie attraverso una tecnica molto semplice, una tecnica che mostra agli esseri umani che la Mente di Superficie nel suo funzionamento inerziale non è altro che una coperta meccanica di menzogne funzionante allo scopo di ammortizzare e rendere invisibili le contraddizioni tra le miriadi di strutture energetiche interiori che si appellano in noi stessi col pronome “io. Di fatto, una coperta di menzogne che salva gli esseri umani dalla follia.

Grazie alla sua tecnica, che molto spesso la signora pratica direttamente con le persone che la cercano per questo, le persone capiscono che i loro pensieri sono nella quasi totalità menzogne artificiose. Capiscono che la questione che li opprime non è poi così opprimente, che la persona che odiano è in realtà la manifestazione di un aspetto di loro stessi, che il tempo che rimpiangono non è poi irripetibile. Poi, si dà loro un buffetto sulle spalle, e loro vanno via, contenti di aver capito che esiste un altro punto di vista ed un altra Verità.

Lo scenario sembrerebbe molto armonioso. Eppure, nel leggere questo testo, ed invero da molto tempo in relazione a questa signora, è nata ed è rimasta in me una eco disarmonica, che mi ha spinto stavolta ad entrare a fondo, dentro di me, nella questione. Perchè questa signora scrive anche, testualmente, che ha passato anni parlando di sè stessa in terza persona, dicendo alle altre persone “Lei pensa di avere sete” riferendosi a sè stessa, perchè, a suo dire, “Io ho sete” è una menzogna. Scrive che usa il pronome “io” solo per venire incontro alle altre persone. Scrive che rimane 5 ore a contemplare una lavatrice che lava i suoi vestiti in un albergo, perchè non ricorda che cosa le ha detto l’inserviente in merito al suo spegnimento, essendo totalmente immersa nella beatitudine dell’Adesso della sua contemplazione.

Le mie sensazioni disarmoniche non sono certo riferite alla signora o al suo stato di Consapevolezza. Sono legate piuttosto al percorso che trasmette e a ciò che condivide con i nostri compagni esseri umani, e mi portano a queste domande.

E’ questo il prezzo della Consapevolezza? E’ qui che passa un essere umano che si risveglia al proprio Sè Infinito? Gli esseri umani che stanno lavorando interiormente per costruire la propria Vera Essenza, stanno costruendo questo?

Io credo che esistano strade diverse e diverse realizzazioni. Io credo che esista un percorso più armonioso, rispetto alle mie personali inclinazioni, per apprendere, sperimentare e progredire. Io credo che ognuno di noi debba trovare e percorrere il suo percorso personale, e che debba fare molta, ma molta attenzione, alle tecniche di cui fa uso, perchè un allievo può arrivare esattamente solo al livello a cui  si trova il Maestro a cui si riferisce. In qualsiasi tipo di apprendimento, dal cucito alla Consapevolezza.

Per esempio, la signora scrive nel suo libro che adesso accetta qualsiasi cosa per come arriva e per come è. Eppure, la sua descrizione dell’accettazione del Mondo per come è, appare alle mie sensazioni molto simile ad un termine preciso: mansuetudine.

La sua accettazione realizzata la porta ad essere aperta sempre ad ogni cosa, certo, e questo è energeticamente funzionale. Eppure, al di sotto, c’è qualcosa che non mi risuona. Perchè nessuno di noi definirebbe una casa in cui le finestre sono sempre aperte, anche d’inverno, o quando fuori c’è una tormenta, un capolavoro di efficienza energetica. Perchè così come il Sole, può entrare anche il Freddo. Per non parlare di ospiti più o meno desiderati.

Così, ho continuato ad indagare a fondo dentro di me, perchè quando le mie sensazioni parlano, il mio comando è ascoltarle, comprenderle a fondo, e renderle parte viva della mia esistenza. E quello che ne è emerso, di cui parlerò nelle prossime parti, mi mostra qualcosa di molto importante, che desidero condividere con voi, e di cui in questa prima parte introduco il senso, in ciò che John Michael Abelar mi ha trasmesso fin dall’inizio del mio percorso con i suoi insegnamenti. Un insegnamento per il quale mi sono stati necessari anni prima di  cominciare a comprenderne la sua meravigliosa vastità, e le sue meravigliose implicazioni.

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Un milione di motivi per dire grazie

Ci sono sempre un milione di motivi per dire grazie. Sempre. Senza eccezione alcuna. Un milione di ottimi motivi.

C’è una ricchezza così armoniosa, intorno a noi. Persone, cose, situazioni, sensazioni, che non facciamo altro che dare per scontati. Ed è questo il nostro inconveniente più rischioso. Noi diamo per scontato ciò che non è altro che un soffio di Vita che scorre, e così finiamo per pensare che sarà per sempre, sarà anche domani, sarà indefinitamente, sarà nello stesso modo, solo perchè oggi è stato così.

Noi diamo per scontate le persone intorno a noi. Parliamo con loro come se rivederle domani fosse una Legge. Le trattiamo come se ci fosse un domani per poter spiegarsi, per poter scusare, per concedere loro il nostro perdono da mercante. Per poter dire loro ciò che oggi sentiamo dentro di noi. Poi basta un istante, un istante solo, e ciò che davamo per scontato svanisce. Letteralmente svanisce. E le nostre spiegazioni, le nostre scuse, il nostro perdono, che tanto bene avrebbe fatto, persino con lo stato d’animo del mercante, diventa del tutto insignificante.

Grazie. Che parola meravigliosa! Guardare il mondo con gli occhi della gratitudine. Non è forse la Verità, alla fine?

Abbiamo la sofferenza, che è Maestra di ciò che in noi è migliore.
Abbiamo il cielo di Luna e stelle, silenzioso, immenso, come ciò che realmente siamo.
Abbiamo i nostri implacabili nemici, che così implacabilmente
ci mostrano ciò che in noi non riusciamo ad accettare.
Abbiamo occasioni e possibilità, continuamente,
per essere migliori, per crescere, per forgiare la nostra vera essenza.
Abbiamo prove e ostacoli da comprendere e superare,
che ci costringono a tirare fuori il nostro reale valore.

Uscite di casa, e proclamate ai quattro angoli del mondo la vostra gratitudine. Cominciate a ringraziare per tutto ciò che avete, e che davvero è importante per voi, e poi lasciatevi portare da questa emozione così bella. E così vera. Lasciatevi portare a ringraziare per l’uomo che cammina in quella strada, per lo stelo d’erba che ha perforato l’asfalto, per questo caffè così buono nel vostro bar preferito, per tutto ciò che ora vi permette di vivere, in questo momento meraviglioso, in questo luogo meraviglioso.

Io vi garantisco che nel giro di trenta minuti, poco più o poco meno, voi piangerete. Tutti. Non importa se siete uomini o donne, bulli o mansueti, spacconi o timidi, atei o credenti, disillusi o entusiasti. Voi piangerete. E non saranno lacrime di sofferenza. Sarà l’impatto emozionale con la Verità, e la certezza che tutto è perfezione. La foglia che vibra nel vento. Le macchine ferme sulla tangenziale. La curva della fede distrutta nel barbone. Il Sole che tramonta nella città che amate.

E quando le lacrime della Verità solcheranno il volto che nasconderete per non farle vedere, allora saprete perchè siete qui, su questa Terra meravigliosa, e saprete che cosa siete venuti a fare davvero della vostra Vita. Non siete qui per dar da mangiare ai vostri meccanismi egoici. Voi siete qui per nutrire il vostro indomito, potente Spirito divino, e portarlo dalla crisalide all’espressione.

Abbiamo un milione di motivi per dire grazie. E allora cominciamo. Ora.

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