Di quanta terra ha bisogno un essere umano?
Il contadino russo Pakhom è persuaso che il più grande successo consista nel possedere una quantità di terra vasta quanto quella dei latifondi dei nobili del paese.
A un certo punto gli viene detto che potrà avere in dono tutto il terreno che riuscirà a percorrere girando in tondo a tutta velocità dall’alba al tramonto. Egli sacrifica tutto quello che ha per trasferirsi nella lontana località in cui gli è stata fatta la generosa offerta.
Dopo avere molto penato, giunge finalmente alla meta e si prepara per il giorno successivo a quella che considera la sua più grande opportunità.
Viene fissato il punto di partenza e appena spunta l’alba Pakhom schizza via come un razzo. Correndo in direzione del Sole che sorge, non guarda nè a sinistra nè a destra e corre con un ritmo febbrile verso la luce accecante ed il calore bruciante. Senza mai fermarsi per mangiare o riposare, continua a girare in tondo in modo ossessivo ed estenuante. E quando il Sole tramonta, completa tutto il giro barcollando. Vittoria! Successo! Si realizza il sogno di tutta una vita!
Ma nel compiere l’ultimo passo, muore.
Di quanta terra ha bisogno un essere umano? Ormai, a Pakhom non serviranno che un paio di metri.
un apologo di Leo Tolstoj
Questo diritto, questo naturale retaggio ad una vita maestosa, gli è stato offuscato.
Ma da che cosa? Che cosa si frappone tra noi e la vita che desideriamo, i sogni che vogliamo realizzare, la pace che desideriamo raggiungere?




Carina.
Ottimo metafora per iniziare a rallentare, smettendo di ricorrere qualcosa che, alla fine non farà che portarci alla morte, senza che ci abbia migliorata di un solo grammo la vita. Spesso anzi, ce l’ha resa ancora più pesante da vivere.
Anche Gesù ci ha passato lo stesso concetto quando raccontò ai suoi discepoli la parabola del contadino “accumulatore” che a fine della sua vita lavorativa aveva ormai riempito le sue riserve di cibo e bevande ed ormai cosa gli mancava?
Peccato che la sera stessa morì…